Tecniche di Difesa Personale vietate in combattimenti sportivi

Perché le tecniche della Difesa Personale non sono permesse nei regolari tornei sportivi o UFC/MMA?

Perché gli sport da combattimento seguono delle regole ben precise, con tempi/modi, e arbitri; il combattimento da strada invece non è da intendersi in ambito sportivo, ma è sopravvivenza.

Durante le competizioni regolari certi target sono proibiti per ovvie questioni di sicurezza.

Parliamo di occhi, gola, triangolo genitale, nuca, e colonna vertebrale che sono vietati.

Queste regole, che vietano colpi “sporchi”, servono chiaramente per tutelare gli atleti durante le competizioni.

La Difesa Personale a differenza delle competizioni sportive, non è stata studiata per “gareggiare”, ma per sopravvivere in un contesto urbano incontrollato dove non ci sono né round, né arbitri, ma mille insidie e fattori esterni che entrano in gioco.

Allo stesso tempo, durante gli allenamenti, per quanto cerchiamo di ricreare situazioni realistiche, non possiamo andare a pieno bersaglio sui target sensibili, altrimenti ad ogni lezione ci sarebbero morti e feriti con l’aggravante della palestra vuota.

Per questa ragione, capita a volte che gli studenti “sotto-stimano” l’efficacia di alcuni colpi e i danni che possono causare ad un aggressore in uno scontro reale.

Se ad esempio lavoriamo con un partner che spesso oppone resistenza eccessiva, questo solitamente accade perché non è stato volutamente ferito o colpito in maniera seria.

Pensate infatti ad esempio che nella realtà se gli occhi sono stati danneggiati, le vie respiratorie compromesse, il sistema di equilibrio vacillante, il triangolo genitale dolorante, e via dicendo, la capacità di continuare l’attacco da parte dell’aggressore sarà notevolmente diminuita.

E’ per questo che nella difesa personale si imparano ad usare anche lo spray al peperoncino, il kubotan o la penna tattica, l’ombrello, il bastone da passeggio, ecc…

Per amplificare l’efficacia dei colpi in fase difensiva e stoppare la capacità/volontà dell’aggressione di continuare la sua azione.

In sostanza: colpi ben assestati nei target giusti, ammorbidiscono e danneggiano l’aggressore.

Quindi, lo scopo principale della difesa personale non è la violenza fine a se stessa, bensì una reazione efficace e mirata volta a creare una possibilità per disingaggiare l’aggressore, fuggire, e sopravvivere.

Conclusione: alleniamoci responsabilmente preservando la nostra e altrui incolumità in palestra (safety first), ma siamo anche consapevoli e intellettualmente onesti da renderci conto di cosa rappresenti colpire con forza e decizione questi target in uno scontro reale.